E’ una strana coincidenza, forse quasi una congiuntura, quella che ho notato in questi giorni. Una nuova primavera del vino, fuori dalle solite manifestazioni, all’insegna di iniziative culturali che prendono vita dal vino, dal suo aroma, quasi a volerne diffondere il profumo in “stanze” che di solito gli sono vietate.

Il vino incontra la pellicola cinematografica e si trasforma in un corto d’autore che parla di come il vino nasce. Seduto sulla poltroncina da regista, Nicolangelo Gelormini, un giovane regista napoletano che ha già avuto modo di collaborare con alcuni grandi registi quali Paolo Sorrentino, David Lynch e Luca Ronconi.

La cornice è l’Irpinia, una terra montuosa incastonata in un sud che cerca di riscattarsi dal suo passato…Il committente, senza finalità autocelebrative, Piero Mastroberardino, il patron dell’omonima cantina.

Il corto, intitolato “Sentieri di Vite“,  è stato recentemente presentato al museo Madre di Napoli ma sarà visibile da questo mese inquadrando con lo smartphone il QRcode che sarà inserito su tutte le etichette che escono dalla cantina irpina.

Il regista ci dice qual’è il fine del suo corto:

Si è voluto narrare la sofferenza legata al vino, la sofferenza che accompagna la crescita della vite, intesa come un’entità viva

ma nelle parole sue e di Piero Mastroberardino si avverte anche il secondo fine, quello di contribuire a dare all’Irpinia una possibilità di riscatto che sembra sia mancato negli anni 80, quando dopo il terremoto che l’ha sconvolta, non si è riusciti a ripartire con i modelli giusti, come invece altre realtà hanno saputo fare.

grappolo

Un fermo immagine del video

Il regista, è riuscito a lavorare in un campo aperto (giochi di parole a parte) e a concentrare in soli 30 secondi un anno di vita della pianta della vite.

Il messaggio che se ne evince, lungi dall’essere commerciale, è forte, degno del linguaggio proprio del cinema, più che della propaganda pubblicitaria, e la singola inquadratura del filare, sferzato da pioggia, vento e neve restituisce un’idea di complessità climatica e territoriale che sfata i luoghi comuni sul Sud, associato normalmente al sole perenne. Allo stesso tempo il vapore che sembra crescere nel calice richiama un che di alchemico, suggerendo la magia che si nasconde dietro il vino.

Infine il sole, il vero protagonista, con il suo raggio che filtra nella cantina attraversa il calice e il vino, di un rosso sangue che ancora ci parla di sofferenza, inizia a riempirlo.

L’idea del “corto” è nata durante un programma di arte contemporanea in cui Piero Mastroberardino e Nicolangelo Gelormini erano entrambi in veste di artista.  Ce lo racconta lo stesso Piero Mastroberardino, al quale va tutto il merito di non aver voluto dare alcuna impronta autocelebrativa. Ricordiamo che Piero Mastroberardino, tra l’altro professore ordinario di Economia aziendale, ha già avuto modo di esplorare varie modalità artistiche, dalla poesia alla narrativa ai disegni (ricordiamo il romanzo d’esordio “Umano errare”, la raccolta lirica “All’origine dei sensi” e l’ultimo lavoro in ordine temporale, il romano “Giro di vite”).

La storia della cantina Mastroberardino inizia nel 1878 quando il bisnonno di Piero, Angelo Mastroberardino diede inizio al processo di internazionalizzazione del vino irpino e prosegue nella pionieristica visione del nonno, Michele, che agli inizi del Novecento comincia ad esportare i suoi vini in Brasile, Argentina, Urugay, Canada e Stati Uniti. Un altro punto fermo nella storia della casa vinicola è il 1945, anno in cui a causa della Seconda guerra Mondiale il padre di Piero, Antonio attiva un processo di rifondazione basato sulla viticultura antica, di impronta greca e romana in contrasto con la viticultura moderna, più facile, più di mercato.

Cantina

Una suggestiva immagine della cantina

Grotte 1

Un’immagine delle grotte, con la volta affrescata

L'antico inconta il moderno, un vigneto di Aglianico negli scavi di Pompei

L’antico incontra il moderno, un vigneto di Aglianico negli scavi di Pompei

I tre pilastri fondamentali su cui si basa oggi la produzione di Mastroberardino sono le tre Docg, Il Greco di Tufo, il Fiano di Avellino e il Taurasi.

Ne riportiamo di seguito le schede tratte dal sito della cantina.

Fiano di Avellino

Fiano di Avellino DOCG

Greco di Tufo Docg

Greco di Tufo Docg

Radici Taurasi

Radici Taurasi

L’Irpinia, questa terra un po’ sconosciuta e un po’ discussa, associata per molti anni solo alla tremenda tragedia di quel terremoto che nel 1980 l’ha distrutta e sconvolta, si sta riscattando e lo fa anche attraverso i produttori che fanno delle sue asprezze i punti di forza dei loro vini, comunicandolo con mezzi espressivi non nuovi, ma con linguaggi inconsueti e di forte impatto emotivo.

Salute a tutti.

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